UNA INUTILE INTERVISTA FIUME AL PRINCIPALE ASSASSINO DEL PARTITO REVISIONISTA
L’edizione di domenica quindici marzo del quotidiano l’Unità contiene una inutilmente lunghissima intervista che colui che si assunse l’incarico di commissario liquidatore del partito revisionista, il torinese Achille Occhetto, ha concesso a tale Graziella Balestrieri: al suo interno si ripercorrono le tappe della disgraziata vita politica dell’ormai nonagenario reazionario subalpino.
Onde evitare che questo articolo diventi uno scritto delle dimensioni di un’enciclopedia, limitiamo la nostra critica ad alcuni passaggi dello sproloquio-fiume del personaggio in questione; costui ha persino il coraggio di affermare di non aver ucciso il Partito Comunista Italiano, bensì di averlo salvato: ci piacerebbe sapere che cosa intende con una baggianata simile.
Per inquadrare il personaggio basterebbe ed avanzerebbe il racconto delle sue prime esperienze dei tempi del liceo classico: «ho scritto il mio primo documento politico di attacco ai carri armati sovietici che erano entrati a Budapest, che il giornale della Fgci di allora, Nuova Generazione, diretta da Sandro Curzi, intitolò “Il furore alberga nel cuore dei giovani comunisti”».
E’ evidente come, già all’epoca, il retrogrado piemontese fosse schierato con i controrivoluzionari “interni” aizzati dai denari dalla Cia; successivamente riesce a peggiorare la situazione chiarendo il suo pensiero sui Paesi socialisti: «io non consideravo più di sinistra, perché non consideravo più di sinistra quegli stati, l’avevo espressa già nel ‘68 da giovane».
D’altronde era pesantemente influenzato dal rapporto con Giacinto Pannella detto Marco con cui condurrà «successivamente una battaglia per impedire a Bettino Craxi di diventare presidente dell’UNURI, che era il governo generale delle università. Ma con Craxi, malgrado questa battaglia contro di lui, che fu vittoriosa, rimasi sempre in buoni rapporti: in quel periodo ci conoscevamo bene e discutevamo a lungo sulle sorti della sinistra».
Ecco che finalmente si spiegano tante cose: già quando studiava, egli era in combutta con colui che sarebbe diventato uno dei peggiori servi della Nato e con chi già lavorava alacremente per l’annientamento del partito revisionista: con simili frequentazioni, non poteva che subire – volontariamente, o meno, non importa – il lavaggio del cervello in senso filo-occidentale.
Infine, ecco la sua posizione in merito a Giorgia Meloni ed al suo rifiuto di dichiararsi contraria alla dittatura di stampo mussoliniano: «Dobbiamo smettere di chiedere a Meloni se è antifascista, perché a Meloni come presidente del Consiglio, dobbiamo chiedere se è anti-trumpiana»; peccato per lui che la Costituzione vieti espressamente di glorificare il Ventennio, non di parteggiare – in maniera sfacciata – per gli hitleriani al potere a Washington District of Columbia.
Bosio (Al), 1° aprile 2026
la Redazione del blog Pennatagliente
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